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congedo paternità

CONGEDO DI PATERNITA’: LA STRADA PER L’UGUAGLIANZA

Congedo di paternità: l’Italia rispetto agli altri paesi europei è ancora un passo indietro, ma la legge di bilancio 2020 ha dato qualche segno di speranza verso un futuro migliore.

Diventare madre in Italia fa scoprire l’assenza quasi totale dei padri. Ai corsi pre-parto gli uomini sono molto rari, l’inserimento al nido è fatto dalle mamme, nelle riunioni scolastiche la presenza maschile è di 2 a 100, e quando i figli stanno male chi si prende un permesso? Ovvio, le mamme.

Congedo di paternità 2020: molti cambiamenti

Ma qualcosa sta lentamente cambiando. A partire dal congedo obbligatorio di paternità: fino al 2019 i padri italiani, con contratto dipendente, potevano prendere 5 giorni nei primi mesi dalla nascita o dall’entrata in casa del figlio adottivo. Con la legge di bilancio 2020 i giorni obbligatori sono arrivati a 7 e sono retribuiti al 100% dall’INPS. Se vogliono, gli uomini possono usufruire di un ulteriore giorno in alternativa a un giorno facoltativo preso dalle mamme. In aggiunta al congedo obbligatorio, in Italia la legge prevede 10 mesi di congedo da dividere tra i genitori e da prendere entro i 12 anni del figlio: nei primi sei anni d’età il genitore in congedo – in genere la mamma – prende il 30% dello stipendio, poi più nulla.

L’assenza dei padri nella gestione familiare non è solo un problema culturale ma economico: le donne, maggiori assistenti di anziani e bambini, sono pagate meno degli uomini, ricorrono più frequentemente al part-time e durante i colloqui di lavoro sono spesso costrette a promettere di non avere figli nel breve periodo. Se ci fosse una divisione obbligatoria al 50% dei congedi parentali, parte del problema sarebbe risolto. La riforma del congedo maschile, anche se criticata dai giornali di destra e dalle aziende, è un passo in avanti in questa direzione.

Congedo di paternità: in Europa congedi parentali uguali!

Come hanno capito molti paesi d’Europa, però, per combattere la discriminazione delle donne sul lavoro, sette giorni sono pochi. In Finlandia per esempio, il congedo parentale retribuito è di 6,6 mesi per ogni genitore, 164 giornate lavorative a testa. In Svezia il congedo retribuito è di 240 giorni a genitore che può essere esteso fino a 18 mesi se si rinuncia alla retribuzione e in molti casi le aziende aggiungono una quota per arrivare allo 100% dello stipendio.

“Qui in Svezia, per i padri occuparsi dei figli è un fatto normale. Strano sarebbe il contrario – spiega Stefano dell’Orto, italiano emigrato in Svezia, autore del blog Congedo parentale, dirigente e papà molto presente – stare a casa 4-6 mesi è la norma. Lo fanno entrambi i genitori, e toglie il motivo principale di discriminazione”. Ma per i padri è anche un motivo di orgoglio e di soddisfazione: “Gli uomini hanno la necessità di sentirsi padri, di poter passare tempo con i propri figli, poter essere genitori. Credo che se uno ha fatto dei figli ha anche delle responsabilità importanti”. In caso di malattie ed emergenze bisogna organizzarsi: “È il Tetris delle agende… grazie al telelavoro e allo smart-working, io e mia moglie siamo presenti quasi al 50 e 50”.

congedo di peternità

In Svezia il percorso per la parità è iniziato negli anni ’70 ma il cambiamento culturale ha richiesto una trentina d’anni. Lo stesso Dall’Orto, che ha iniziato il suo blog 10 anni fa durante il suo congedo parentale, ha ricevuto diverse offese. “Mi hanno detto di tutto – racconta – qualche donna mi ha scritto che con il congedo parentale volevo rubare loro l’ultima cosa rimasta”.

La situazione in Italia e i Superpapà

In Italia invece a occuparsi dei pargoli, e della casa, sono quasi sempre le donne. Ci sono uomini che non sanno mandare una lavatrice o cucinare un piatto di pasta. Silvio Petta, fondatore della comunità Superpapà, non è tra questi. E non lo sono neanche molti dei suoi 350mila follower su Facebook. “In una famiglia – racconta Petta – ci deve essere piena sintonia tra i genitori per poter distribuire equamente il carico della gestione dei figli e della casa. Io e mia moglie ci siamo divisi le attività e i compiti. Ad esempio la lavastoviglie è il mio regno, tocca a me caricarla, scaricarla e farle la manutenzione ordinaria. Mi trovo a mio agio anche con la lavatrice! Dato che i ragazzi hanno 3 allenamenti la settimana io mi sono specializzato nei lavaggi veloci a 30° per tutti gli indumenti sportivi”.

Silvio Petta - congedo paternità

Petta non ha potuto usufruire del congedo parentale ma “Sono sempre stato presente. I primi tempi mi occupavo dei bimbi dalle 18.00 fino alle 22.00 quando rientrava mia moglie dal turno serale. Ora quando ci sono emergenze in famiglia riesco a svincolarmi dal lavoro. Ho avuto la fortuna di avere datori di lavoro e responsabili che non mi hanno mai negato un permesso per motivi familiari”.

Sul congedo di paternità obbligatorio Petta è positivo: “È un passo avanti per la nostra società. I papà non devono perdere l’occasione di trascorrere del tempo con i figli appena nati. È un’esperienza che ti segna in positivo e ti migliora come uomo”. Ma poi aggiunge “Sarà vera rivoluzione quanto vedremo il congedo parentale obbligatorio per i padri portato a un mese. Un padre presente e impegnato nella gestione della prole migliora l’armonia della coppia e porta vantaggio alla donna” che deve tornare al lavoro.

Da alcuni anni, alcune grandi aziende internazionali, fra tutte Facebook e Netflix, sono della stessa idea e prevedono per i dipendenti congedi di paternità di 15 giorni o più completamente retribuiti. La strada per la parità genitoriale è presa, ora non bisogna tornare indietro.

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Maria Chiara Sabato

Giornalista, editor, social manager, addetta stampa e video editor. Mastico comunicazione da oltre 15 anni. Mi piace leggere, scrivere, andare alle mostre di arte e stare con i miei figli.

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