coronavirus e genitori

CORONAVIRUS E GENITORI : RIFLESSIONI E PENSIERI

Coronavirus: le riflessioni dei genitori durante una delle pandemie più tragiche della nostra storia.  Una raccolta di pensieri che rimarranno sempre vivi, per non dimenticare! Un mini diario riflessivo a cura della Dott.ssa Arianna Terrana.

Esiste un prima e esiste un dopo.

Esiste un tempo in cui all’uomo è stato tolto ciò che ha di più prezioso: la socializzazione.

Deprivato di un senso di calore, deprivato del contatto, deprivato di ciò che è insito nella sua natura. Intorno a noi la paura, la morte, l’assenza di un continuo scorrere del tempo, l’imprevedibilità, la perdita del controllo. In continuo bilico e alla ricerca di un equilibrio. Sono stati giorni di corse al supermercato, di gare per chi avesse più farina, giorni in cui il lievito era introvabile, giorni in cui per prenotare la spesa bisognava mettere la sveglia alle 4.00 del mattino.

Coronavirus e genitori
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Coronavirus e genitori: il prima e il dopo

C’è stato un prima e c’è stato un dopo. C’è stato un prima in cui tutto era dato per scontato, e c’è stato un dopo in cui le cose più semplici, come fare una passeggiata, sono state proibite. C’è stato un prima in cui il traffico innervosiva, e c’è stato un dopo in cui quel traffico mancava.

E allora, da bravi animali sociali, abbiamo scelto di adattarci. Era inverno, avevamo maglioni, sciarpe e cappotti. Poi è arrivata la primavera. Avevamo voglia di vedere i fiori sbocciare, la natura splendere ma lo abbiamo fatto osservando la metamorfosi dalle nostre finestre. È stato lì però che abbiamo capito che comunque vada, qualsiasi cosa succeda la vita continua. Si quella stessa vita che ci siamo visti rallentare, fermare, distruggere. Lei in realtà miracolosamente continuava il suo percorso.

Coronavirus: nonni, genitori, figli… uniti si può!

Abbiamo scavato, con dolore, nel nostro mondo più profondo e dal basso abbiamo capito che avremmo potuto solo risalire. La distanza del mondo virtuale ci ha fatto sentire vicini e quel contatto tanto amato lo abbiamo trovato negli abbracci online e nelle strette di mano poggiate su una webcam. Gli anziani hanno imparato ad usare il computer e fare le videochiamate. Alcuni di loro ci hanno salutato lasciandoci l’eredità più grande, il dono della memoria. Gli adulti hanno messo a disposizione le proprie capacità e gratuitamente le hanno messe a servizio di tutti. I ragazzi hanno dimostrato pazienza e anche loro hanno preso il buono di questa situazione. C’è chi ha imparato a suonare uno strumento seguendo lezioni su youtube, c’è chi ha coltivato una nuova passione, c’è chi ha guardato la propria famiglia, quella stessa famiglia che considerava una prigione, e ne ha colto il valore.

I bambini ci hanno insegnato che non c’è nulla di più bello di mamma e papà. Con le loro tante domande ci hanno fatto sentire vulnerabili, ci hanno fatto sentire immensamente piccoli all’interno di un universo troppo grande. Ci hanno posto di fronte il senso di questo nostro continuo vagare e ci hanno dimostrato che fermarsi, in un mondo che va troppo veloce, significa godersi la bellezza e la lentezza del tempo.

Coronavirus
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Così siamo arrivati all’estate. Al sole che splende, al caldo che lascia senza fiato, alla voglia di gelati, di mare e spensieratezza. Con l’estate è arrivato il nostro dopo, si perché se esiste un prima, esiste anche un dopo. In questo dopo ci “sembra di essere più liberi ed è più semplice sorridere alla gente senza chiedere se sia per sempre o per un solo istante”. In questo dopo abbiamo raccolto alcuni pensieri, alcuni sentimenti di genitori, nonni e di chiunque abbia accettato di aprirsi per stringersi in un abbraccio. Per questo, senza aggiungere altro, lascio a loro la parola.

Coronavirus e genitori: una raccolta di pensieri

Papà Juan

Non so se vi ricorderete tra dieci anni di questi giorni, insieme, a casa, senza uscire, senza sapere più che forma ha la vita al di fuori di queste mura.

Non so se vi ricorderete di tutto ciò che stiamo facendo per voi, per renderete queste giornate più leggere, fantasiose, anarchiche e sorridenti. Non lo so. Sicuramente Ludovico tu qualcosa ricorderai, Chiara tu forse niente. Nulla. Ma io non dimenticherò, ricorderò ogni istante, ogni secondo e ogni singolo giorno di questo periodo, perché sarà giusto mantenere vivi i ricordi, i momenti, le risate, gli scleri, i sorrisi, i pianti, le domande e le emozioni di questa surreale parentesi della nostra vita.

Papà Maurizio

Non è una situazione facile. La paura che il bambino si possa ammalare, che possa avere complicazioni sono paure che tutti i genitori hanno. Ma anche la paura di prenderlo noi e non essere in grado di accudirlo. Asciugarsi le lacrime di nascosto quando si vede il tg, per non fargli percepire la paura. Noi siamo a Brescia una delle province più devastate. Non poter aver la certezza di rivedere tutti i propri cari. Però cerchiamo di cogliere il lato positivo. Goderci 24ore al giorno. Crescere come famiglia.

Le nuove scoperte, anche se fatte in casa. Quando esce un po’ di sole, ci godiamo il giardino e ci scaldiamo un po’ i cuori. Il sole torna sempre, dopo ogni tempesta. E questo maledetto virus è la nostra tempesta. Saremo più bravi a insegnare ai nostri figli la bellezza delle piccole cose. Di non dare tutto per scontato. Insieme supereremo tutto!

Papà Daniele

I genitori che indossano una maschera per sorridere anche nei giorni in cui non ce ne è, e quelli che indossano una mascherina per andare a fare la spesa o iniziare il turno in corsia. I genitori che si inventano scuse per restare isolati due settimane e quelli che non hanno il coraggio di dire al figlio che il nonno non c’è più. I genitori che si inventano giochi per intrattenere i piccoli, quelli che lavorano in call con sottofondo di urla e richieste. Quelli che non hanno mai smesso di lavorare e quelli che adesso il lavoro non ce l’hanno più.

I genitori che contano le stelle ai loro bambini per la buonanotte e poi fanno i conti di fine mese che non tornano mai. I genitori che comunque continuano ad amare, a sorridere, rassicurare, calmare, coccolare e invece avrebbero bisogno loro di un bel bacio della mamma. Quella mamma che adesso è lontana, in casa isolata o in un mondo lontano tra le nuvole. E allora il genitore si rimbocca le maniche del quotidiano e inventa un’altra fiaba in cui il finale è “e vissero tutti felici e contenti”, e mentre completa l’arcobaleno senza troppa convinzione si asciuga di nascosto una lacrima. Quella lacrima che dovrà presto lasciare spazio ad un sorriso, perché finché ci sarà una coperta da rimboccare, un genitore lo sa che la sua vita sarà comunque piena di colori

Coronavirus e genitori: pensieri di mamme e nonne

Mamma Letizia

L’altro giorno io e piccolo eravamo seduti sul divano a guardare la televisione spenta. In generale in casa ce la stiamo cavando bene, manteniamo il buonumore, parliamo del virus senza troppa paura ma nemmeno fingendo che non esista. Cerchiamo di affrontare la realtà tutti insieme. Poi ci sono momenti come quello, l’altro giorno, in cui non abbiamo voglia di niente: i lavoretti, che palle, le videochiamate, lo yoga, le torte, la pizza, persino i cartoni. Tutto diventa sfocato, si perdono i contorni. Così l’altro giorno, avevo appena finito di lavorare ed ero lì sul divano a chiedermi cosa fare insieme al piccolo. Ma lui sembrava avere il mio stesso stato d’animo. Io mi sentivo triste e stanca e spaventata. Guardavo la televisione spenta e non sapevo come fare a tirar fuori il buonumore per aiutare anche lui a ritrovare il suo.

Poi ho sentito il pianto salire e ho cercato di resistere. Lui mi ha guardata, porca miseria, i bimbi sentono tutto e non fanno mai finta di niente. Mi ha chiesto “Mamma cosa fai?” E io non ho saputo fare altro che essere sincera. Gli ho detto: “Ho un po’ voglia di piangere. Posso piangere?” Lui ha detto sì. Io ho lasciato andare il pianto e ci siamo abbracciati stretti. È durato pochi secondi, quel lasciar andare ha tolto tutto il peso. E poi gli ho detto, grazie, adesso mi sento meglio, grazie per il tuo abbraccio. Adesso giochiamo? In pochi minuti eravamo tornati a giocare e a sorridere.

Io non lo so se mi sto comportando bene. Mi chiedo continuamente cosa devo fare per lui, per non farlo uscire traumatizzato da tutto questo. E poi mi dico che questa situazione non può non essere un trauma, lo sarà per tutti noi, grandi e piccoli. E se devo proteggerlo da qualcosa, oltre che dal virus, devo proteggerlo dalla paura: dalla paura di essere triste, dalla paura di avere vergogna, dalla paura di avere paura. Dobbiamo provare queste emozioni, lasciarcele vivere. Insieme, accompagnandoci, sostenendoci. E sperando di far bene. Poi alla fine mi dico sempre che in Siria stanno molto peggio, e allora porca miseria se mi alzo dal divano con un balzo di positività.

Mamma Luisa

Il mio bimbo ha 4 mesi, quindi non mi chiede come mai non possiamo andare al parco, o uscire, o come mai non stiamo andando a scuola… Ma di riflesso in questo momento ho bisogno di tenerlo ancora più stretto a me, quando mi guarda gli dico che quando sarà più grande gli racconterò di questo momento, di quando non potevamo uscire di casa, di quando eravamo costretti a stare lontani da tutte le persone che gli vogliono bene.

Leonardo ha la fortuna di avere adesso entrambi i genitori a casa, ed è più coccolato che mai, perché generalmente il padre lo vede la sera… Ma i nonni, gli zii, gli amici, li vede tutti sul telefono… loro lo chiamano, lui ride… io lo guardo e penso che è talmente tutto così assurdo che quasi non mi sembra vero. Ma per quel sorriso che lui fa, gli insegnerò che questo periodo c’è stato e che se ci comportiamo bene anche i cattivi si possono sconfiggere.

Mamma Laura

A me spaventa molto la cosa, a volte mi sembra tutto surreale a volte mi manca il respiro perché non ne vedo la fine... troppi morti troppi… Mi spaventa anche perché ho un bimbo dj 1anno e se dovesse succedere qualcosa a me e al papá? Inoltre… ne risente dj questa situazione di essere chiusi in casa per così tanto tempo? Io cerco di tenerlo impegnato facendogli fare attività ma la giornata è lunga e ho paura che possa risentirne essere nervoso.

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Mamma Katia

Questi giorni stiamo vivendo qualcosa che mai ci saremmo aspettati.  Che mai avremmo voluto vivere. Finora non è andata bene, perché finora ci sono stati tanti morti, senza un abbraccio,  senza un funerale . E questo mi spezza il cuore. Mi fa paura.  E la paura fa paura. Sono più di tre settimane che io e mio figlio siamo chiusi in casa, ma mio marito come molto altre persone, deve continuare a lavorare e questo genera ancora più preoccupazione.

Ora vorrei solo sapere di stare bene. Ora la fortuna è stare bene. E dobbiamo affrontare una cosa per volta, altrimenti il cervello non ce la fa.  Allora si piange ma si ride anche. Un giorno riesco a fare tante cose e il giorno dopo non ho voglia di fare nulla. Ma ci sta, almeno credo! Undici anni fa ho perso la mia mamma e purtroppo , la mente fa brutti scherzi, ho ritrovato in questa situazione molte cose già vissute.

L’isolamento, innanzitutto. Solo io e le mie sorelle in una casa vicino l’ospedale per assistere mia madre. E tutto il mondo fuori invece continuava a girare. Le mascherine, i guanti, il camice. E tutte le protezioni che dovevano avere per poter stare con lei. Quelle sensazioni di allarme e di angoscia che abbiamo vissuto le ritrovo oggi purtroppo. Eh già , perché in questo momento arrivano anche le fragilità,  le cicatrici che ci portiamo si fanno sentire. Ma oggi è il mondo ad essere fermo. Questo fa ancora più paura ma ci fa sentire uniti .

Oggi viviamo tutti le stesse sensazioni anche se siamo diversi. Questo unisce e questo dovremmo ricordare, l’unione ci fa sentire più forti. E poi undici anni fa ,  insieme al grande dolore per la perdita di mia madre è arrivato lui. Mio figlio ! Il mio bambino è arrivato a salvarmi, la gioia che ha portato, i sorrisi e l’amore immenso mi hanno salvato. Lui era ed è il mio arcobaleno,  era il mio #andratuttobene era il mio #celafaremo.

Perché per un figlio si lotta sempre con tutte le forze.

E come diceva sempre la mia  mamma, la vita ti porta insieme ai dolori la forza per affrontarli. E allora dobbiamo credere di avere questa forza, di avere queste energie per uscire da questa situazione. Portando con noi tutto quello che sentiamo, anche le paure. E piano piano capiremo, forse, dove stiamo andando ed il senso di tutto questo…..anche se tante cose un senso non ce l’ha! (cit)

Nonna Martina

Vale anche per i nonni? Il respiro non arriva mai completamente fino in fondo perché da troppo tempo non possiamo abbracciare il nipotino di un anno e mezzo, non possiamo respirare il suo profumo, giocare con i suoi piedini né rincorrerlo per poi abbracciarlo. Lo vediamo tramite videochiamata, e lui cerca di toccarci allungando le mani verso il vetro dello schermo…si sorride, ma appena chiuso il collegamento gli occhi sono sempre umidi di pianto. Ci manca.

 

Grazie per le vostre parole, il vostro sapervi mettere a nudo raccontando le vostre fragilità. Per me sono sempre un dono immenso. Cosa abbiamo capito in questo dopo? Ancora non so dirlo. Forse abbiamo capito l’arte della lentezza, la bellezza della vita, la poesia dell’imprevedibilità, la velocità del tempo, la necessità di vivere ogni istante. Forse abbiamo capito che non c’è un prima, non c’è un dopo ma c’è un’ ORA, un ADESSO, un OGGI. È questo il tempo che dobbiamo impegnarci a vivere.

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Arianna Terrana

  Sono Arianna Terrana, Psicologa per scelta e passione. Mi occupo di perinatalità, dell’infanzia e della relazione genitore-bambino. Sto accanto alle famiglie per sostenerle ed accompagnarle nel loro cammino di vita. Lavoro con il corpo e non solo attraverso le parole per questo sono formata in PsicoNeuroEndocrinoImmunologia e sono insegnante di Massaggio Infantile (A.I.M.I.).  

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