CORONAVIRUS: UNA MAMMA INFERMIERA

Scritto da Tell Me Olivia il .

Coronavirus: una mamma infermiera in prima linea che si ritrova a combattere con tutta la forza e l’energia esistente questo tostissimo virus!

Salvina, come hai affrontato i primi momenti di Covid 19 ? Quali sono state le tue prime reazioni?

I primi momenti Covid 19 li ho affrontati con paura. E credo sia lecito aver avuto paura. Dalla prima chiamata che abbiamo ricevuto in reparto ho capito che la situazione era molto critica e complessa da affrontare, e nell’arco di poche ore ho visto rivoluzionare un intero ospedale, non c’erano più colleghi dei vari reparti ma eravamo tutti colleghi dello stesso reparto chiamato Covid 19. Da lì a poco sono arrivate mascherine, tute, visiere, calzari, cuffie e occhiali, i così detti DPI. La seconda chiamata ci diceva che stavano per arrivare varie ambulanze con dei pazienti affetti da Covid 19. Un virus, anzi il Coronavirus che io chiamo il subdolo nemico oscuro che senza gambe e braccia corre più forte di noi. E così noi infermieri dovevamo affrontare questa battaglia tutti insieme.

Come hai affrontato questa situazione come mamma di famiglia?

Posso dire che la situazione Covid 19 da mamma l ho affrontata con serenità per quanto riguarda la mia famiglia e i miei figli ( ho 2 bimbi: Thomas 10anni e Maya 5 anni). Ho spiegato loro che in questi giorni in ospedale era arrivato una sorta di piccolo camaleonte, che attraverso la sua lingua lunga lanciava dei colori e se le persone venivano colpite poi stavano male e dovevano stare tanti giorni in ospedale con una maschera sul volto per poter respirare meglio. E la mamma in questi giorni si era trasformata in un giocatore di “soft-air” quindi bisognava indossare una tuta bianca dei calzari degli occhiali un casco e una visiera e guanti blu. Il gioco consiste: se la mamma riesce a non essere colpita dal camaleonte e a curare le persone alla fine della giornata aveva vinto la mamma.. Se la mamma invece veniva colpita non stava male perché usava tutte le protezioni adeguate. Però in casa devo mettere comunque la mascherina di protezione. Da infermiera l’ho affrontata con paura ma poi in fondo in fondo dovevo trasmettere serenità ai miei figli e ai miei pazienti e mi sono fatta forza per poter andare avanti.

Qual’è la tua giornata tipo in questo periodo?

La mia giornata tipo in casa in quarantena: sveglia presto anche se non devo andare a lavoro. Rassetto casa, preparo pranzo e cena, preparo l’impasto per il pane e per la pizza (a me piace tanto cucinare, mi rilassa, ecco dove passo il maggior del tempo). Nel pomeriggio si fanno i compiti e dopo facciamo un giro in bici nel cortile di casa. La piccola gioca tanto con il lego e poi cena. Ci si prepara per andare a letto con la solita routine: doccia, igiene personale, denti, pigiama, e subito a nanna, dopo aver letto un libro di favole. La mia giornata tipo se vado a lavoro: dopo aver fatto tutto quello che ho detto in precedenza prendo i bimbi li accompagno dalla tata e per circa 8-10 ore stanno con lei. Appena finito il turno li vado a riprendere e li porto a casa.  Tolgo subito scarpe, giubbino, li lavo in lavatrice e faccio immediatamente una doccia calda. E poi mi occupo dei miei bimbi. E così ricomincia un’altra giornata.

La cosa più bella che ti è successa?

La cosa più bella che mi è successo in questo periodo è stata durante un turno di lavoro della mattina.  Nel silenzio ho sentito urlare una persona, e ho cercato di capire cosa stesse succedendo, così mi sono affacciata alla finestra di una camera di degenza e ho visto una persona che chiamava la sua mamma con un cartello in mano, dove c’era scritto: “mamma ti voglio bene, guarisci presto”. Così ho cercato di capire chi fosse la sua mamma e dopo varie ricerche ho capito che era una mia paziente.  Così mi sono fatta dire il numero della figlia e con il mio telefono ho fatto parlare la mamma con la figlia. Ho scattato una foto alla figlia con il cartello e l’ho fatta vedere alla signora che sottovoce mi disse: “è mia figlia, dille che le voglio bene”….così ho fatto, mentre una lacrima mi rigava il volto.

La cosa che ti ha fatto più paura?

La cosa più brutta che mi è successa invece, è quella di vedere la gente malata, riversa in letto, ferma h24. Persone che possono solo guardare una parete bianca e i miei occhi, dietro gli occhiali e la visiera. Un pomeriggio un signore mi ha chiamato e mi ha detto che voleva vedere sua moglie per dirle che la amava. Io ho risposto che non si potevano far entrare i parenti. Poco dopo mi richiamò e mi disse che la doveva vedere per l’ultima volta. Quindi mi sono ingegnata per trovare il numero della figlia e di lì a poco ho organizzato una video chiamata.  Così il mio paziente è riuscito a rivedere la moglie e la figlia in casa anche se per pochi minuti. Appena abbiamo chiuso la chiamata il paziente mi prese la mano e mi disse “grazie”. Dopo qualche minuto il paziente non c’era più. Io in silenzio vicino al suo letto ho versato le mie lacrime. Non scorderò mai più questa scena e il volto del paziente.

Coronavirus mamma infermiera

Come potresti ispirare la vita di altre donne?

La mia storia dovrebbe ispirare altre donne perché sono una mamma di due bimbi, separata, multitasking e sono un infermiera.  Ho scelto questo lavoro perché lo amo veramente, e solo noi mamme e donne sappiamo sacrificarci ed essere consapevoli di quello che stiamo facendo e vivendo con un istinto innato. Sappiamo affrontare ogni problema che la vita ci mette di fronte, e a me 24 ore non bastano mai. E anche in questa situazione mi sono trasformata in una guerriera di soft-air e spero di vincere anche questa battaglia e portare la bandiera fino su in cima. Come fanno gli astronauti quando arrivano sul suolo lunare. Alla fine sono una ragazza semplice che ha scelto di fare l’infermiera, che ha scelto di avere 2 figli e di aver perso un amore. Ma il mio amore sono i miei figli che mi danno ogni giorno la carica giusta per affrontare la giornata, sempre con il sorriso sulle labbra.

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