fase due bambini

FASE DUE: COME COMPORTARSI CON I BAMBINI

Fase due: come comportarsi con i bambini. La psicologa Arianna Terrana ci offre una mini guida genitoriale su come interagire e far osservare le regole ai bambini in questa seconda fase di pandemia.

“Dottoressa ma come faccio a spiegare ai miei figli di non toccare gli altri bambini? Come posso insegnare loro che devono mettere la mascherina? “

Vi sembrerà strano ma sono domande all’ordine del giorno e sono domande cui è difficile rispondere. Voglio fare una piccola grande premessa prima di rispondere alle vostre domande. Credo fermamente che ogni genitore sappia cosa sia più giusto per il suo bambino. Ogni genitore sa che parole adottare, quali termini scegliere, che azioni fare. Esiste un vocabolario per ogni bambino e quando dico ogni bambino, intendo ogni bambino, perché anche tra fratelli il vocabolario cambia. Allora il mio obiettivo è offrirvi delle possibili risposte, una sorta di piccola mappa che possa guidarvi. Starà poi a voi applicare quella più adatta ai vostri figli. Abbiate fiducia nelle vostre capacità genitoriali.

So che ho promesso di rispondere alla vostra domanda subito dopo la premessa ma … mi preme ancora sottolineare un punto.

Rivolgo io una domanda a voi:

Per voi è facile o difficile mettere la mascherina? Evitare un abbraccio? Rispettare la distanza? Che emozioni vi suscita tutta questa situazione?

Perché vi faccio queste domande?

  1. Perché per capire come stanno i bambini bisogna prima capire come stanno i loro genitori.
  2. Perché molto più importante di ciò che si comunica è il MODO in cui si comunica.

Ora so già cosa starete pensando “Oh mio Dio ho sbagliato tutto!! Io ero così agitata, è colpa mia se sta male mio figlio!”. Citerò Freud per fermare la vostra dose di colpa quotidiana:

“Il mestiere di genitore ci pone di fronte i nostri limiti, ci ripropone dolori che spesso ancora non abbiamo superato!”

State leggendo questo articolo quindi significa che volete cercare di dare una risposta ai vostri dubbi dandovi la possibilità di trovare la strada migliore. Ecco questo è ciò che deve fare un genitore, tentare ogni giorno, sbagliando, e valutando quale possa essere la strada migliore.

N.B.: domani la strada sarà diversa!

Fase due: per i bambini la verità è fondamentale

Come per la fase 1 anche in questa Fase 2.0 la VERITA’ è FONDAMENTALE. Parole semplici, chiare e precise (per chi non avesse letto l’articolo “come spiegare il coronavirus ai bambini” può leggerlo cliccando qui). Per rispondere alle loro domande, per spiegare loro il motivo per cui è necessaria la mascherina, il distanziamento sociale e tutte le regole del decreto è importante utilizzare parole semplici e veritiere senza allarmare. “Facile dirlo!” mi direte! “Ma come?”

Fase due: spiegazioni in base all’età dei bambini

Dai 3 ai 5 anni:

“Amore non possiamo andare sullo scivolo e sui giochi perché non possiamo giocare vicini agli altri bambini!” “Perché no?” “Perché il virus di cui ti parlavo un po’ di tempo fa non è ancora andato via e se stiamo troppo vicini, lui può saltare tra un bimbo e l’altro. Però possiamo giocare insieme io e te al parco, o con i fratellini. Con gli altri bimbi puoi giocarci rimanendo lontano. Che giochi potremmo fare da lontano?” “Un due tre stella, nascondino, colorare con i gessetti il cortile!” “Bravissimo, quanti bei giochi hai creato! Oppure al gioco del facciamo finta che tu sei … ”

fase due bambini

Rinforzate le loro idee, accogliete le loro domande. Spiegate la verità ma aggiungendo una nota positiva che in questo dialogo è rappresentata dal “però possiamo giocare insieme ecc ….”

Dai 6 ai 10 anni:

Amore dobbiamo mettere la mascherina prima di uscire e non possiamo giocare sugli scivoli, né stare in contatto con gli altri bambini” “Perché? “ “Perché il virus non è ancora andato via e come ti ho spiegato salta da una parte all’altra. Nei giochi del parco staremmo troppo vicini agli bimbi quindi la regola è che i bambini possono andare al parco purché indossino le mascherine e giochino distanti.” “Ma se sto lontano devo anche mettere la mascherina? Per forza?” “Si amore. La mascherina è importante perché se tu la indossi proteggi gli altri bimbi e se gli altri bimbi la indossano proteggono te!

Ti faccio un esempio per aiutarti a comprendere. Se tutti andassimo in giro nudi e ad un certo punto ti scappasse la pipì facendola bagneresti non solo te stesso ma anche il bimbo che hai di fronte. Se invece tu fossi nudo e l’altro bimbo vestito tu con la tua pipì bagneresti i pantaloni dell’altro bimbo. Se invece sia tu che lui avete i pantaloni e ti scappasse la pipì tu bagneresti solo i tuoi pantaloni. Capisci?” “Si, se metto la mascherina e sputo la mia saliva mi cade addosso ma non va sull’altro bimbo!” “Esatto amore mio!”

Indicazioni generiche

Inserite nel dialogo le EMOZIONI. Parlate in casa di come fa sentire voi la mascherina, che effetto vi fa vederla negli altri e condividetelo con i vostri bimbi. In casa fate il gioco di “indovina che espressione ho sotto la mascherina?” oppure il gioco di “guardarsi occhi negli occhi” favorirete l’esercizio di comprendere le espressioni osservando solo il nostro sguardo.

Le emozioni vanno accolte TUTTE. Non ne abbiate paura. Bimbi tristi perché non possono giocare come prima sono bimbi sani, che manifestano il loro sentire per qualcosa che non è congeniale al loro naturale sviluppo. Non indagate chiedendo sempre perché, come mai, cosa ti rende triste (o per lo meno facciamolo con moderazione). Abbandonate le domande e apritevi allo stare, al sentire. Il più delle volte i bimbi non hanno bisogno di risposte ma solo di presenza.

Comunicate FIDUCIA. Istintivamente i bambini sono molto prudenti e sanno fino a dove spingersi. Le loro competenze vanno favorite, questo è un modo per lasciar spazio all’autonomia. Urlare spaventati “Attento!! Non toccare!!” non favorisce la realizzazione di quell’autonomia, soprattutto in questo momento che di paura forse ai loro occhi ne è passata tanta!

DaTe un SENSO. Restituire al bambino un senso di ciò che gli è stato spiegato permette di applicare la regola non per dovere ma per piacere. Dare un significato significa permettere al bambino di avere felicità nel fare. Il ruolo del genitore è anche aiutarlo a trovare un altro modo, un modo diverso per stare insieme senza entrare per forza in contatto.

Domande frequenti

“Dottoressa ma i bambini subiranno un trauma per la mancanza di socializzazione? Mia figlia ha creato un amico immaginario”

Altra domanda da un milione di dollari. Anche qui mi sento di rispondere che tutto dipenderà da come è stata vissuta quest’assenza, dal significato che il bambino ha costruito intorno a questa nuova esperienza. Certamente la socializzazione, il contatto, la manipolazione, il mettere in bocca gli oggetti sono tutti aspetti fondamentali per lo sviluppo psicofisico dell’individuo. Tuttavia credo che quest’assenza di socializzazione sia anche limitata nel tempo (me lo auguro almeno). Dal momento però che il futuro ancora non lo prevedo posso dire che per compensare questa mancanza di contatto si può ripristinare e aumentare il contatto tra voi, all’interno del vostro rapporto di genitori e figli.

Tendenzialmente assumeranno, in modo del tutto naturale e fisiologico, dei comportamenti simili a fasi di sviluppo precedenti (chiamiamole regressioni anche se questo termine non mi piace molto). Lo faranno perché sono sani e sanno che quello è il modo migliore per avere le vostre attenzioni, il vostro affetto, il vostro contatto. Rispetto all’amico immaginario che dire? I bambini sono così resilienti che hanno tutte le risorse dentro di loro per potersi aiutare. Non guardiamo tutto come se fosse patologico o un problema da risolvere perché spesso i loro comportamenti sono già la soluzione al problema! A buon intenditor … poche parole !

 Io sono sempre al vostro fianco, una psicologa a portata di click, lo sottolineo per ricordarvelo. Per qualsiasi domanda potete scrivermi e contattarmi qui!

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GENITORIALITA', PSICO-PILLOLE


Arianna Terrana

  Sono Arianna Terrana, Psicologa per scelta e passione. Mi occupo di perinatalità, dell’infanzia e della relazione genitore-bambino. Sto accanto alle famiglie per sostenerle ed accompagnarle nel loro cammino di vita. Lavoro con il corpo e non solo attraverso le parole per questo sono formata in PsicoNeuroEndocrinoImmunologia e sono insegnante di Massaggio Infantile (A.I.M.I.).  

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