mamme multitasking

MAMME MULTITASKING: LA DURA PROVA DELLA QUARANTENA!

Mamme multitasking: la verità è che lo sono sempre state. Oggi più che mai vista la situazione….ma purtroppo in questi giorni la frase più ricorrente è: “Non riesco a far niente…!La Dott.ssa e psicologa Giulia Schena ci spiega il perché e il come le mamme possono uscire da questo “sentimento di inadeguatezza”.

Questa frase l’ho sentita ripetere centinaia e centinaia di volte, da svariate persone, per un numero spropositato di motivi. Sicuramente, però, tra quelle persone molte erano mamme, e spesso contemporaneamente anche lavoratrici, mogli/compagne, amiche, figlie, e chi più ne ha più ne metta. Tutte alle prese con la voglia di riuscire perfettamente in tutto, e tutte a scontrarsi quasi quotidianamente con l’impossibilità di riuscirci.

Mamme multitasking in quarantena: ma dobbiamo per forza riuscire a far tutto?

C’è questa strana (e assurda) idea che per essere adeguati (e per sentirsi tali) si debba riuscire ad incastrare tutto. L’idea del multitasking, avete presente? Ecco. Se questo è un problema che esiste da sempre, questa quarantena lo sta rendendo forse ancora più evidente: lo smart-working, i bambini a casa da scuola, la casa vissuta h24, i tempi dilatati ma sempre troppo stretti. Questo sovraffollarsi di cose, ha creato in moltissime mamme (ma probabilmente in altrettanti papà, che però magari si espongono meno a livello emotivo – ahimè) un senso di disagio, di inadeguatezza.

La frase ricorrente delle mamme multitasking

Ed eccolo lì il tipico “non riesco a far niente…!”.

Perché il lavoro non viene svolto in maniera ottimale, nonostante l’impegno e la voglia di riuscire. I bambini si gestiscono come si può, a volte alla bell’e meglio, perché il tempo è quello che è, la connessione pure, la pazienza anche. La casa è un disastro, perché non si fa in tempo a sistemare che già c’è di nuovo disordine. Le relazioni sono sul filo del rasoio, perché in tutto questo caos, è inevitabile che la stanchezza e la frustrazione non aiutino ad essere sereni e a mettere in atto un confronto produttivo.

Photo by Anthony Tran on Unsplash

Cosa possiamo fare per non sentirci sbagliate?

E quindi? Come uscire da questo circolo vizioso che ci porta a fare tre milioni di cose, ma a vedere che poi nessuna ci viene come vorremmo, con la conseguenza di sentirsi “sbagliate” e di aver voglia di fare sempre di più?

Innanzitutto, rompendo il circolo. Perché è un meccanismo distruttivo e perché in nessun modo ci può essere d’aiuto a combattere il senso di disagio.

Ecco qualche spunto per riuscirci:

  1. Questione di priorità:

  • Non tutto ha la stessa rilevanza e non tutto va svolto necessariamente con la stessa maestria. Per prima cosa ci si deve liberare di tutto quello che non è davvero necessario. ATTENZIONE: utile non vuol dire necessario. Chiedetevi cosa succederebbe se non faceste quella data cosa e se la risposta non è qualcosa di simile ad un cataclisma, quella cosa può essere comodamente spostata alla fine della lista ed essere presa in considerazione quando non rimane proprio più niente da fare.
  • Tra le cose che invece risultano essere fondamentali, si deve capire cosa fare prima e cosa fare dopo (il multi-tasking, lasciatevelo dire, porta a fare tutto più lentamente e più male. Una cosa per volta è meglio).
  • Infine c’è da capire che non si è perfette (la perfezione non esiste!) e quindi c’è per forza da scegliere cosa sacrificare: quel qualcosa potrà essere fatto in maniera meno meticolosa e precisa, e non ci sarà nulla di male se il risultato non è ottimale. ATTENZIONE: se scegliere cosa sacrificare è difficile, perché tutto è importante, è possibile creare una rotazione: oggi sarò una madre meno presente, domani una lavoratrice meno attenta, dopodomani una compagna meno affettuosa, e via dicendo.
  1. Questione di condivisione:

  • Tra tutte le cose fondamentali che ci sono da fare, ci sono da operare altre due distinzioni: quelle delegabili e quelle non delegabili, e quelle che spettano per forza ad una persona (ad esempio il lavoro: ognuno deve per forza svolgere il suo) e quelle che possono essere condivise. ATTENZIONE: per fare queste distinzioni è fondamentale spogliarsi di alcuni preconcetti (del tipo che “la mamma è sempre la mamma” o che “le donne sanno sistemare meglio”…) e trovare compromessi su alcune aspettative (è chiaro che ognuno ha un suo modo per fare le cose, ma poi, di fatto, l’importante è che siano portate a termine).
  • La condivisione non è solo quella pratica, ma anche quella emotiva: concedersi di ammettere di essere stanche, frustrate, sfinite, tristi, arrabbiate, nervose, o quant’altro, è fondamentale per sentirsi meno sbagliate e meno sole. Se si ha bisogno di piangere, si piange; se si ha bisogno di tirare un urlo, si urla; se si ha bisogno di fare qualche respiro profondo, si respira. E non c’è nulla di male in tutto questo. Poter esprimere e condividere le proprie emozioni è alla base della salute mentale della persona e del buon funzionamento delle relazioni.
mamma multitasking
Photo by Tim Goedhart on Unsplash

E se non riuscissimo a rompere il cerchio?

E se tutto questo non basta? Se Il senso di disagio e incompetenza rimangono comunque ad attanagliare la coscienza?

Allora, innanzitutto, provate ad essere più clementi con voi stesse e poi, se proprio non riuscite, provate a capire cosa c’è sotto. Non è mai troppo presto, né troppo tardi, né troppo difficile, né troppo ovvio, per cercare la serenità.

Per questo motivo, ho pensato insieme al team di Mimom di organizzare una diretta il giorno venerdì 8 maggio alle ore 15,30 per parlare con tutte voi mamme di questo problema e permettervi di fare tutte le domande che volete per trovare risposte e soluzioni a una situazione che ahimè ci sta opprimendo molto.

Quindi, SAVE THE DATE.

Vi aspettiamo numerose!

 

Dott. Giulia Schena

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