Scuola a distanza

SCUOLA A DISTANZA: MONDI E STORIE DIVERSE

Scuola a distanza: un’esperienza nuova ma soprattutto diversa per tantissime famiglie. Situazioni, condizioni e modalità variabili dovute da molteplici fattori. Le testimonianze dirette raccolte da Maria Chiara Sabato.

Siamo a giugno, stanno chiudendo le scuole e sta finendo la didattica a distanza. Per alcuni bambini, però, non ci sarà differenza perché sono in vacanza da molto tempo, visto che per qualche motivo non hanno usufruito della scuola telematica.

Scuola a distanza: esperienze a confronto

Per Giovanni, per esempio, le lezioni via web sono iniziate solo il 28 aprile. E per sole due ore a settimana, prima era a scuola dal lunedì al venerdì a tempo pieno. I compiti a casa, invece, non sono mai finiti. “Per me è stato molto faticoso seguirlo – spiega la mamma – ogni giorno le maestre ci inviavano schede di esercizi e verifiche , anche cose mai spiegate, e io dovevo invogliare Giovanni a studiare. Un giorno dovevo insegnargli a leggere l’orologio, un altro giorno doveva capire cosa era una mappa o realizzare un origami difficilissimo. Per seguirlo ho studiato Malevic, il coding e i sintagmi.”

Come lei, tanti genitori si sono messi sui libri per imparare materie nuove o dimenticate, approfondire i programmi e trovare nuovi stimoli per aiutare i figli ma non per tutti didattica a distanza è stata un disastro.

scuola a distanza
Photo by Charles Deluvio on Unsplash

Quando si hanno più figli…

Per Francesca è stata un’esperienza stancante ma non del tutto negativa, di sicuro disorganizzata. “Ho due bambini nella stessa scuola elementare – racconta – ma sembrava di vivere in due mondi diversi, come se non esistesse un coordinamento tra le classi. Un figlio cambiava ogni settimana orario, materie e insegnanti. Ogni volta i compagni delle lezioni erano diversi. L’insegnante di inglese e matematica si è addirittura rifiutata di fare lezione perché non ha il computer e ha anche detto di non inviarle nessun compito perché non li poteva leggere con il cellulare.

Per l’altro figlio, invece, gli orari, le materie e i gruppi in cui era divisa la classe erano costanti. L’insegnante di italiano si è inventata un metodo che aiutava a stare attenti: inviava dei video, ogni tanto faceva delle pause, e diceva ai bambini ‘Ora fermatevi e fate l’esercizio’. Insomma seguiva i bimbi a ogni passo. Quello che veramente ci è mancato come genitori, è stata la presenza della preside: ci ha contattato solo per la privacy, non ha mai pensato di spiegarci la situazione”.

Scuola a distanza e le varie difficoltà delle famiglie

Per Elena, una bambina di terza elementare, e per i suoi genitori, “la didattica a distanza è stata molto faticosa – racconta il padre -. La connessione internet saltava in continuo. Bastava una telefonata per sconnetterci, la rete domestica era lentissima e non reggeva la connessione di noi adulti che lavoravano da casa e delle video lezioni. Elena si distraeva in continuo, a volte non riusciva a vedere o sentire le maestre. Non era autonoma. Dovevamo intervenire per rimettere le cose a posto, a volte rimaneva indietro e noi dovevamo riprendere la spiegazione in un altro momento”.

A casa di Marco, i tre figli seguivano le lezioni con il cellulare “Le lezioni erano in contemporanea e non c’erano abbastanza computer per tutti. In casa siamo in 5 e il computer lo usavamo a turno. Per fortuna abbiamo il wifi perché altrimenti i giga dei telefoni sarebbero finiti subito”. In alcune scuole, la rappresentante di classe ha permesso di superare i problemi tecnologici: “C’erano genitori che non riuscivano neanche a collegarsi al registro elettronico – racconta Paola, mamma di una bambina di quarta elementare – e così ogni giorno scaricavo video, link e schede e le condividevo sulla chat di classe. Purtroppo alcuni bambini non sono riusciti a partecipare alle video lezioni o a stampare il materiale inviato dalle maestre”.

Scuole, classi e programmi: mondi totalmente diversi

Ogni scuola e classe è una storia a sé. Caterina, quarta elementare, aveva un’ora di lezione tutti i giorni, le materie fondamentali c’erano tutte e il venerdì era il giorno degli abbracci virtuali. Elisa ha due figli, si tolgono 8 anni, uno è in terza media l’altro all’asilo. Per la figlia grande, la didattica a distanza è iniziata quindici giorni dopo la chiusura delle scuole ma “all’inizio ogni insegnante usava una piattaforma diversa poi si sono allineati. Ogni giorno i ragazzi seguivano due o tre ore di lezione. Per ordine della preside però alcune lezioni erano facoltative, sia per gli alunni che per gli insegnanti e così alcuni docenti non hanno mai fatto una lezione. C’era però molta confusione: un giorno gli insegnanti dicevano che le verifiche avevano un peso nel voto finale e il giorno dopo cambiavano idea”.

Scuola a distanza: e la materna?

Alla materna, dove va il secondo figlio di Elisa, la situazione era diversa “Non ci sono state lezioni a distanza, tranne per un corso di musica a pagamento ma dopo due appuntamenti mio figlio ha detto ‘Basta, non lo faccio più. Non hanno senso queste lezioni, vedo solo il maestro, non vado a scuola, non vedo i compagni’ e ha smesso”. La scuola infatti non sono solo nozioni e i bambini, come ha detto la ministra Azzolina, non sono imbuti. Andare a scuola vuol dire vicinanza con i compagni, sedere allo stesso banco di un bambino di un’altra cultura, prestare la colla e il temperino, chiedere aiuto ed essere solidale con chi è in difficoltà. Tutte cose che non si possono imparare davanti a uno schermo.

distanziamento sociale
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Problemi e difficoltà anche per gli insegnanti…

Per quanto riguarda connessioni lente, wifi inesistente, spazi affollati e dotazione tecnologica, molti insegnanti hanno condiviso gli stessi problemi degli altri lavoratori da casa: “Ho due figlie liceali – racconta la maestra Claudia – erano sempre collegate al computer per lezioni, compiti e verifiche. A me rimaneva solo la notte per preparare il materiale da inviare ai miei alunni, rispondere alle email dei genitori e correggere i compiti. Ho lavorato il triplo del solito“. E per le insegnanti con figli piccoli è stato anche peggio: “Normalmente io vado al lavoro e i miei figli stanno a scuola o al nido – racconta Federica – ora invece stavamo tutti a casa: li dovevo seguire con le video lezioni oppure giocare con loro e occuparmi della casa e per il mio lavoro restava poco tempo”.

Scuola a distanza: decisamente non democratica!

Uno dei maggiori problemi della didattica a distanza è quello di aver creato una scuola non democratica, non inclusiva e forse non costituzionale. La dotazione tecnologica dei genitori, il loro livello culturale e la loro conoscenza dell’italiano, la presenza della banda larga e del wifi hanno segnato la differenza tra chi poteva seguire le lezioni, andare avanti nel programma e chi no. Nonostante l’Italia preveda il diritto allo studio, molti ragazzi non hanno potuto partecipare alla didattica a distanza. La discriminazione ha toccato stranieri, disabili, alunni con disturbi dell’attenzione e ragazzi autistici che oltre alla scuola hanno perso tutte le terapie di supporto. Tutti questi alunni fragili in molti casi sono stati lasciati indietro. Ora, per il bene di tutti, è necessario tornare a una scuola in aula che unisca inclusione e sicurezza contro il Coronavirus.

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Maria Chiara Sabato

Giornalista, editor, social manager, addetta stampa e video editor. Mastico comunicazione da oltre 15 anni. Mi piace leggere, scrivere, andare alle mostre di arte e stare con i miei figli.

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