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una bimba violata

UNA BIMBA VIOLATA…

Una bimba violata…

N., figlia di un amore sbagliato

 

Ci sono storie che nascono non da cuori bensì da ardori lombari e che pregiudicano il destino di chi per sfortuna si ritrova tra le braccia sbagliate. 

 

Mi chiamo N. ho 25 anni e sono figlia di un amore dannato. Mia madre nel fiore della sua adolescenza incontra mio padre, ragazzo di 10 anni più grande con una fama avversa ed una vita già consumata. Veniva considerato la pecora nera della famiglia, aveva già girato mezza Europa con lo zaino in spalla e con stupefacenti in tasca. La sua abilità di manipolazione e il suo carisma ingombrante sono stati capaci di influenzare mia madre a tal punto che la gettarono per un breve periodo nel vortice della droga e negli abissi di una realtà oscura. Dopo qualche anno dalla loro relazione controversa si sposarono, e lui proprio nel giorno in cui una donna dovrebbe sentirsi avvolta di affetto e attenzione, la prese a schiaffi.

Una bimba violata

Iniziò così una violenza che crebbe come un crescendo rossiniano.

Ogni volta che mia madre subiva violenza da mio padre, aveva in cambio una promessa di cambiamento che alimentava la speranza di una povera donna succube di un uomo malato.

A distanza di un anno dal matrimonio mia madre mi diede alla luce e convinse mio padre ad iniziare un percorso di disintossicazione in comunità.

Avevo un anno, ed è proprio da quel momento che iniziai ad avere ricordi vividi della violenza su di noi.

Usciva e rientrava dalla comunità in continuazione, genuflesso dal potere della droga. Quando sentivamo aprire l’uscio di casa sapevamo già in cuor nostro che la ferocia di una anima dannata si stava per scaraventare su di noi con grida, aspre parole e botte.  

Ricordo molto bene un episodio: Era sera e mia madre mise la moka sul fornello per preparare un caffè. Lui era in casa e quelle rare volte che era presente era fatto o ubriaco fradicio. La testa gli disse che in quel momento mia madre non doveva farlo quel caffè, così urlando le disse: “Tu il caffè non lo fai hai capito brutta str….?!” e gli scaravento con tutta la violenza in corpo la macchinetta del caffè sulla testa. Provai nel mio piccolo ad intervenire, avevo circa due anni, mi trovai scaraventata dall’altro lato della cucina e persi conoscenza.

Relazioni malate

Le persone pensano che la violenza sia solo fisica, si sbagliano di grosso. 

Nonostante sia stata una brava bambina, da adolescente tutto quello che ho sempre tenuto nascosto è sfociato in ciò che aveva reso mio padre un dannato. Ossi a nell’uso di stupefacenti. All’età di 18 anni come tutti i ragazzi, mi fidanzo e dopo soli 8 mesi rimango incinta e sola. Nasce una bambina da crescere senza padre. A 19 anni mi innamoro nuovamente, una relazione “seria e malata”.

Lui mi ricordava sempre di come nessuno mi avrebbe mai voluta con una figlia a carico, se non lui. Mi ricordava quotidianamente di quanto io fossi una nullità come donna e come madre, e come un déjà-vu della mia vita, dalla violenza psicologica, passò a quella fisica.

Ero innamorata, fragile e forse in cuor mio speravo che anche lui fosse pieno di amore nei miei confronti, in fondo sapevo di essere un errore e di non poter aver altro se non lui. L’ho sempre giustificato, forse perché non conoscevo altro se non la violenza. Non avevo mai avuto sotto gli occhi esempi di vero amore. Non sapevo come si dovesse trattare una donna, nella mia testa non esisteva amore senza botte.

Rimango nuovamente incinta, scopro questa gravidanza solo dopo 5 mesi poiché il mio corpo a causa dello stress continuava ad essere normale, e mensilmente mi arrivavano le mestruazioni. Con lui chiusi per la milionesima volta la relazione, avevo lasciato Londra, dopo aver investito ogni mia energia e sogno di cambiare la mia vita sia lavorativamente parlando con lui.

Ero distrutta e dovevo pensare ad una creatura.

Nacque Amelie, dopo aver tenuto la gravidanza nascosta fino al settimo mese e averla comunicata solo ai miei familiari.

Quella piccola bambina arrivata cos’ all’improvviso ha reso la mia vita ancora più bella.

Dopo 4 mesi dalla nascita, lui torna col cuore in mano dicendo che voleva fare il padre. Così torno a Londra con le bambine ma dopo 3 mesi sono già sul volo di ritorno per l’italia dopo l’ennesimo atto di violenza.

Dopo un mese a piangere tra le lenzuola, realizzai che una donna va supportata, amata, valorizzata e coccolata. Dovevo pretenderlo per me stessa e per mia figlia al costo di rimanere sola a vita. Il mio cuore lentamente è guarito, come se avessi voluto dire basta a tutte le violenze subite che continuavo a far rivivere nella mia quotidianità.

Da lì a poco la mia vita è cambiata inaspettatamente.

Mi ero rassegnata a vivere la mia vita sola con le bambine e questo non mi dispiaceva affatto. Anzi mi vedevo intraprendente e capace di gestire ogni situazione si presentasse sul mio cammino. Ma d’un tratto arriva LUI, Flavio, l’uomo che non mi ha fatto perdere la testa al primo istante.

Più gli stavo vicino e più scorgevo cose di lui che desideravo avere in uomo.
Piano piano senza dire mai grandi parole, ha iniziato a prendersi cura di noi. In punta di piedi ha conquistato il mio cuore e quello delle mie bimbe, ha gestito situazioni “scomode” che orbitavano intorno alla mia vita, con semplicità e amore, è sceso a compromessi con sè stesso per imparare ad accettare me e tutta la mia vita. 

Passati appena 11 mesi abbiamo deciso di prendere casa insieme. E subito dopo aver messo piede in casa nostra, abbiamo deciso di sposarci.
 Dopo 6 mesi dalla nostra convivenza siamo diventati marito e moglie.

Un amore repentino, che ha cambiato le nostre vite, ma il destino non lo puoi fermare quando ha già deciso per la tua vita.
Se mi vede stanca mi aiuta con la casa. Quando ho capelli scombinati e occhiaie fino a terra mi dice che sono bellissima, supporta qualsiasi cosa mi passi per la testa e mi ripete che mi ama ogni volta che gli è possibile.

Ci vuole molto più coraggio ad amare figlie che non sono tue e che non hai deciso di mettere al mondo e lui con loro è estremamente premuroso. Le riempie di attenzioni e coccole.

Tu non permetterlo!

Ora mi rivolgo a te, a te che ti sei rivista in queste mie parole, in questa mia storia. A me é mancata la scintilla per denunciare quei perpetui maltrattamenti, trovavo sempre una scusa che potesse giustificarli, ma in realtà una scusa non c’era e non c’é.

E così ho protratto il tutto per anni, permettendo a quei meccanismi malati di schiacciarmi.

TU NON FARLO!

Nessuno e dico nessuno può permettersi di insultarti, di picchiarti e di manipolarti. Fallo per te, per la tua vita e per l’amore verso te stessa. Denuncia! Caccia via dalla tua mente ogni pensiero che ti dice che tu sia sbagliata, perché tu sei perfetta. Quella voce che continua a dirti che sei un fallimento, azzitiscila, perché ancora non sai cosa sei in grado di fare! Non farti scrupoli per chi non pensa ad offenderti, denigrarti o picchiarti. Amati perché la vita può ancora stupirti, proprio come ha fatto con me. 

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STORIE DI DONNE


Tell Me Olivia

Mi chiamo Francesca, ho 25 anni e sono sempre alla ricerca di storie da raccontare, di verità da ricercare e di creatività da scovare. Ho avuto da quando ne ho memoria, la tendenza a perseguire la verità e la genuinità nelle cose e di riflesso nelle persone, per questo ho fondato la pagina “Tell me Olivia”

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