CRISI NEI BAMBINI: CAUSE, EFFETTI E RIMEDI

Scritto da Chiara Tranquillino Minerva il .

Crisi nei bambini. Vediamo insieme a Chiara Tranquillino Minerva e alla psicologa  Sara Pellegata cosa scatena una crisi nei bambini e come affrontarla al meglio.

Questa estate mi è capitato di assistere a una crisi di una novenne che piangeva perché il gruppo delle amiche aveva chiesto direttamente a sua cugina di giocare, e non proprio a lei che era stata coinvolta in un secondo momento. E piangeva talmente tanto che mi è venuto naturale avvicinarmi, accovacciarmi e provare a dirle qualche parola di conforto. Perché non sono riuscita a farmi i fatti miei? Un po’ perché quella bambina in crisi la conoscevo bene. Un po’ perché mi sono rivista in quella bimba. Vi è mai capitato di avere o assistere a delle crisi nei bambini?

Crisi nei bambini: rivivere momenti della propria infanzia

Ci ho visto me, tutte le volte che ho rinunciato, un po’ per timidezza e un po’ per paura di essere di troppo, a un “ragazzi posso venire anche io?”. Che si trattasse di un pranzo, di un aperitivo o un caffè estemporaneo durante una giornata di lavoro non fa molta differenza. Ci ho rivisto una crisi personale ogni volta che, in passato, si chiedeva a un altro, prima di me, di esprimere unopinione rispetto a un lavoro o un progetto. Come se quel chiedermelo per prima mi legittimasse molto di più, probabilmente ai miei soli occhi, rispetto a un “posso dire anche io la mia adesso?”.

E gli esempi potrebbero essere infiniti. Mi sono stupita però di come, nel tempo, questo atteggiamento sia cambiato in misura esponenziale, arrivando a non essere più in crisi rispetto a qualcosa che mi aveva profondamente ferito in passatoPer questo mi sono fermata a riflettere su cosa fosse cambiato in me e su come poter essere utile in situazioni del genere. L’ho fatto avvalendomi del prezioso aiuto della Dott.ssa Sara Pellegata  per provare ad andare un pochino più a fondo.

Cosa scatena una crisi nei bambini?

Bambini in crisi

Sara, proviamo a ragionare e a riflettere su cosa probabilmente ci manda in crisi in una situazione simile a quanto descritto sopra.

La “crisi” può scattare da diversi fattori, ma il primo e il più importante scatta dal fatto che spesso la nostra immagine è legata alle prestazioni piuttosto che a come siamo. A delle qualità del nostro fare più che del nostro essere. Siamo bravi se proponiamo la soluzione giusta, il progetto giusto o se siamo i migliori in un gioco. Quindi tentiamo in ogni modo di preservarci e preservare l’immagine di noi stessi. Inoltre, un altro fattore importante è come ci si percepisce. L’immagine che abbiamo di noi stessi influenza il modo in cui percepiamo, valutiamo e ricordiamo noi stessi, gli altri e le situazioni.

Cosa si intende esattamente per crisi?

È corretto che io abbia usato la parola crisi per andare a descrivere quello stato dell’essere o è una parola abusata? Se non lo è, cosa significa crisi/essere in crisi dal punto di vista psicologico? Se lo è, che sostantivo più puntuale useresti?

Certo, crisi è un termine che mi piace molto. Diciamo che in questo caso parliamo di crisi quando la persona è al culmine dell’emozione provata. È al punto massimo di rabbia, tristezza, paura, angoscia, etc. Quindi come tale dobbiamo sapere che chi è in crisi è all’apice e poi decresce nelle sue manifestazioni. Molto spesso, quando siamo in crisi, soprattutto i bambini che hanno meno sovrastrutture, abbiamo una parte del cervello completamente in tilt, la parte deputata al ragionamento, al problem solving, alla comprensione, la corteccia pre-frontale. È invece attivata al massimo l’area legata alle emozioni, come l’amigdala, quindi proviamo emozioni molto intense, senza riuscire a capirne il motivo o senza avere le capacità di modularle e sapere come uscirne.

Crisi nei bambini o negli adolescenti? Ecco come affrontarla!

Cosa potremmo fare se noi stessi o una persona a noi cara – sia esso un bambino o un adolescente/ giovane adulto – ci trovassimo / si trovasse in una situazione di crisi come quella sopra individuata?

Allora io distinguerei due possibilità: una più immediata e una a lungo termine e con uno sguardo verso la società.

Prima possibilità:

La prima cosa da fare con un bambino o un adolescente (ma anche con un adulto o noi stessi!!) in crisi è stargli accanto fisicamente, come hai fatto tu mettendosi alla sua altezza e poi mettendogli una mano sulla spalla/braccio per creare un legame fisico o, se siamo in confidenza e l’altro lo permette, anche abbracciandolo. In questa prima fase possiamo “solo” stargli accanto per contenere le sue emozioni. Pensiamo alla persona in crisi come a un bicchiere che per la troppa pressione dell’acqua si rompe. Noi possiamo contenere quell’acqua e i pezzetti rotti. Possiamo dirgli che la sua emozione e il suo pianto sono normali e che vanno bene.

In quel momento però non ha senso chiedergli il perché della sua crisi o suggerirgli una soluzione, ricordiamoci che ha una parte del cervello in tilt. Dobbiamo farlo sentire accolto e al sicuro, possiamo usare anche un oggetto per lui di sicurezza, come un peluche o il telefono (si, perché l’adolescente può poi provare vergogna, fatica a essere accolto e quindi ha bisogno di un momento suo per ritirarsi per poi tornare “accettabile”). Una volta che si è calmato, allora sì che possiamo parlare con lui e a quel punto capire come mai si sente così e, insieme, trovare una soluzione che lo faccia stare meglio.

Seconda possibilità:

Possiamo lavorare attraverso l’educazione, educando al fatto che il nostro valore dipende da come siamo e non da ciò che facciamo, più la nostra autostima si basa su caratteristiche del nostro essere, più saremo indipendenti da fattori esterni come voti, risultati in una gara o giudizi esterni. Questo implica:

  • Non dare etichette
  • Non educare con un sistema di premi e punizioni
  • Non usare di continuo la parola bravo
  • Accettare l’errore
  • E vederlo come naturale, come una possibilità.

 

In questo modo per esempio non ho bisogno che siano gli altri a rassicurarmi sul mio valore chiedendo a me per prima di giocare, di far parte della squadra o l’opinione sul progetto.

Crisi nei bambini: trucchetti controproducenti

A volte il desiderio negli esseri umani di fare una buona impressione sugli altri è talmente forte che ci porta a utilizzare dei “trucchetti” come non farci avanti per falsa modestia e attendere che siano gli altri a chiamarci o farci complimenti, mettere in atto comportamenti controproducenti che creano una scusa in vista di un possibile insuccesso o a scegliere comportamenti che preservino l’immagine di sé che si vuole dare (anche a costo di mascherare la propria opinione, farsi avanti o mostrarsi meno capaci).

Sei perfetto così come sei, con i tuoi pregi e i tuoi difetti…

Esistono delle frasi ponte o parole chiave che potremmo usare per parlare con il nostro bambino interiore o con altri?

Io a quel bambino, interno e/o esterno, prima della crisi ripeterei più e più volte che è bellissimo così com’è, che gli volete bene per come è, con ii suoi pregi e difetti, per aiutarlo a trovarsi meno in crisi, pensando qui a una crisi come quella che mi hai descritto, per cui provocata da un non sentirsi accettati o desiderati o di giusto valore dagli altri. Al bambino nel pieno di una crisi emotiva gli direi: puoi manifestarla, sono qui con te e per te, ti capisco.

Quali strumenti possono rendere pi forti i nostri bambini in un momento di crisi?

Esistono degli strumenti che potrebbero renderci più forti o consapevoli in situazioni del genere? E questi strumenti sono onnicomprensivi o risultano essere più o meno efficaci a seconda dell’età?

Il respiro è uno strumento potente che abbiamo così come il nostro corpo. Noi siamo respiro e corpo quindi usiamoli.

Usiamoli per capire quando stiamo vivendo un’emozione intensa, perché quando è così, il respiro è più veloce o più corto o andiamo quasi in apnea. Il nostro corpo è teso, lo stomaco “si chiude”, la camminata più diventare veloce, la mascella è serrata, il tronco è proteso o al contrario molto chiuso per esempio quando siamo tristi, affaticati. E partiamo da qui, da lui, da ogni parte del corpo per riportalo a una situazione di equilibrio, per riportarlo alla condizione di partenza. Quindi respiriamo, rallentiamo il passo, rilassiamo il corpo o al contrario portiamogli più energia. Ovviamente se un bimbo è piccolo potremo per esempio respirare noi molto forte così che lui ci imiti.

Rafforzarci e rafforzare i nostri bambini

Invece per essere più forti nelle situazioni come quelle che hai raccontato dobbiamo rafforzarci noi e rafforzare i nostri bimbi e adolescenti, ricordando a noi e a loro quanto andiamo bene così come siamo, quanto possiamo scegliere le persone che ci fanno stare bene e di farci guidare dalla domanda cosa mi fa stare bene. Per cui se dire la mia opinione o giocare in un gruppo mi fa stare bene, posso farmi avanti. Altrimenti troppo spesso ci precludiamo possibilità, esperienze per timore di non essere all’altezza, di non essere voluti o richieste dagli altri, per timore di rimanere delusi o fallire e così ne usciremo in ogni caso “sconfitti”, perché ci saremo preclusi un qualcosa che desideravamo.

Controlliamo noi stessi ma non possiamo controllare gli altri

Ricordiamoci che noi abbiamo il controllo su noi stessi, più difficilmente sugli altri, quindi possiamo partire da qui. E poi, soprattutto per noi adulti, chiediamo e comunichiamo, perché spesso alla base di crisi ci sono delle incomprensioni, noi diamo per scontato che all’altro sia chiaro cosa proviamo, desideriamo o ciò di cui abbiamo bisogno, ma non è così. Comunichiamo in modo chiaro come ci sentiamo noi (non tu mi hai fatto arrabbiare o tu mi hai escluso, ma io mi sono arrabbiata e io mi sono sentita esclusa…) e chiediamo in modo semplice e preciso ciò che vorremmo, questo ci stupirà!

Crisi nei bambini: letture interessanti per mamme e bambini

Sara che ne dici, vogliamo suggerire delle letture interessanti in tal senso?

  • “È il tuo coccodrillodi C. Cerri, consigliata per bambini e adulti.
  • Il linguaggio giraffa di M. Rosenberg, consigliatissima per adulti
  • La scatola delle emozioni”, di Laura Feci Moraja per bambini

Possiamo dare qualche spunto in più sulla comunicazione?

È un argomento molto ampio, ma mi verrebbe da dire che spesso tante crisi o “autosabotaggi” derivano proprio dal non dire all’altro i nostri bisogni, pensieri ed emozioni, dal dare per scontato che l’altro sappia già e capisca come stiamo noi o che debba capire, perché deve farlo insomma. Invece quando ci sentiamo arrabbiati, tristi, quando sentiamo che c’è un’incomprensione, che qualcosa ci fa stare male, facciamoci questa domanda: “ne ho parlato con l’altro coinvolto?”. Più spesso di quanto pensiamo la risposta sarà no e così avremo una strada da tentare, che potrà stupirci.

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