MAMME EXPAT: LA STORIA DI LUCIA

Scritto da Mimom Mag il .

Mamme expat: cosa significa davvero prendere un biglietto di sola andata e iniziare una nuova vita in un paese straniero? E se poi ti innamori e va a finire che diventi a tutti gli effetti un’expat mom, con una famiglia multiculturale? La storia di Lucia commentata dalle psicologhe esperte di Windrose.

Abbiamo approfondito questo argomento insieme a Lucia, che ha deciso di condividere con noi la sua meravigliosa avventura di mamma expat.

Mamme expat: la storia di Lucia

“Tutto molto bello se non fosse che mi trovo esattamente a 2,159 km da casa. Con un figlio di appena tre mesi che i nonni Siciliani non hanno ancora conosciuto. Ed un compagno 100% tedesco con il quale condivido una piccola e multiculturale famiglia italo-tedesca. Sono partita per la nazione della birra e dei würstel anche a colazione quando, con l’incoscienza dei miei 23 anni e alla ricerca di una totale indipendenza post laurea, ho accettato al volo l’offerta di lavorare come infermiera professionale in Germania, senza conoscere nessuno soprattutto la lingua.

Un biglietto in mano verso l’indipendenza…

Ed ecco che mi ritrovo con un biglietto in mano verso l’indipendenza. Valigie piene di prodotti della mia terra e tanta, tanta paura di ritrovarmi sola. Sola in una città la cui cultura non mi affascinava per niente. Da quel giorno, in cui ero convinta di fare solo un’esperienza di qualche anno, sono già passati sei anni.

Viaggiare con bambini
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Inizialmente non è stato facile ma poi ho capito…

Ci sono stati momenti di sconforto. Pianti nel reparto di terapia intensiva in cui ho lavorato. Battibecchi con colleghi che non capivano che Sicilia non era Mafia e Italiano non voleva dire per forza non avere voglia di lavorare. Ho avuto la sfortuna/fortuna di vivere in una parte della Germania non ancora pronta ad accogliere lo straniero. Diffidente nei confronti di chi non conosce la lingua, ma anche pronta ad essere dalla tua parte nel momento in cui dimostri loro di potersi fidare di te. Di essere pronta ad accogliere loro e la loro cultura. Perché se gli italiani non sono solo caffè, pizza e pasta i tedeschi non sono solo würstel, birra e pantaloni corti anche in inverno.

Nel momento in cui ho capito questo, nel momento in cui ho accolto e raccolto ciò che di bello questo posto ha da offrirmi, e non parlo solo di stabilità lavorativa ed economica, ho capito che il lavoro può anche essere casa. Che l’Oktober Fest è un ottimo modo per capire realmente l’anima festosa dei tedeschi. E che, il natale qui a Dresda con i suoi famosissimi mercatini è veramente magico.”

Mamme expat: le fasi dello shock culturale

In sole poche righe, Lucia ci offre subito la possibilità di riflettere su molti dei temi chiave legati all’espatrio. Nel suo racconto, infatti, emergono le difficoltà legate alla barriera linguistica, il timore della solitudine e le fatiche connesse al graduale processo di adattamento e integrazione di una cultura differente dalla propria, che possiamo riassumere nel concetto di shock culturale. In particolare, gli esempi citati evidenziano molto bene gli stadi tipici di questo processo, in cui è facile che all’entusiasmo iniziale per la partenza seguano momenti di frustrazione, disorientamento e nostalgia di casa, dati dal progressivo manifestarsi delle caratteristiche di una cultura che non ci è familiare e che ci appare sempre più diversa e distante da quella che conosciamo.

Fase di transizione e negoziazione con la nuova realtà

Allo stesso tempo, però, emerge chiaramente anche la successiva fase di transizione affrontata da Lucia, in cui le è stato possibile prendersi un tempo per “negoziare” con la nuova realtà. Di trovare gradualmente un equilibrio nel riconoscimento di aspetti negativi, ma anche positivi, del paese ospitante. Evitando così di lasciarsi travolgere dagli ostacoli e dalle difficoltà. È proprio grazie a questi passaggi che risulta possibile approdare, infine, a una fase di adattamento vero e proprio. Una fase in cui nuovi usi e costumi possano essere accettati e integrati con i propri. Senza che le differenze diventino necessariamente fonte di disagio psicologico ed emotivo.

Mamme expat: com’è crescere un figlio in un’altro paese?

“Gli anni sono passati in fretta. Adesso sono una mamma siciliana, che cresce un figlio dai colori candidi come i paesaggi innevati della terra del suo papà. Una mamma dal temperamento caldo e solare come le spiagge estive dove ho passato intere estati. Non so quale lingua amerà di più parlare il mio bambino. Non so in quale delle due culture si sentirà più a suo agio. O se preferirà l’espresso al tipico caffè stile americano che si beve qui. Quello di cui sono certa è che sicuramente, riceverà il meglio da entrambe le culture. Che continuerà a sentire i battibecchi tra me e il suo papà il quale continua a ribadire che non è vero che la pizza all’ananas dovrebbe essere vietata e che il ketchup sulla pizza è buono.
Quando mi viene chiesto come si fa a crescere un figlio quando si hanno così tante differenze culturali rispondo che si può. Ovviamente non mancano i momenti di sconforto e di scontro quando agisci seguendo quella che è la tua cultura e piovono continui giudizi e critiche. Quando le difficoltà nella lingua ti impediscono di esprimerti come vorresti e di capire perfettamente ciò che ti viene detto. O semplicemente quando lontana dalla tua famiglia ne senti la mancanza e vorresti mollare tutto e tornare da dove sei venuta.”

I vantaggi di crescere un figlio in un’ambiente interculturale

La storia di Lucia mette chiaramente in luce anche il fatto che, per quanto la fase di adattamento alla nuova cultura possa consentire di raggiungere un nuovo senso di appartenenza e di efficacia nel paese ospitante, gli aspetti di divergenza non svaniscono, ed è del tutto normale confrontarsi con momenti di difficoltà anche a distanza di molto tempo dal trasferimento; specialmente se ci si trova a crescere un figlio in una famiglia multiculturale, lontano dai propri affetti e dalle proprie radici.

Quello che è certo è che, nonostante la distanza fisica dal proprio paese di origine, al giorno d’oggi ci sono moltissimi modi per coltivare i propri usi e tradizioni anche lontano da casa, assicurandosi che i propri figli godano del privilegio di crescere tra due culture. Eh sì, perché il valore aggiunto dato dalla possibilità di crescere in un ambiente multiculturale rappresenta davvero un dono incommensurabile e porta con sé molteplici benefici. Basti pensare all’opportunità di imparare a conoscere e apprezzare sin da piccoli la ricchezza delle diversità, il bilinguismo, la maggiore apertura mentale e la possibilità di imparare più facilmente a guardare le cose da prospettive differenti; un percorso di vita preziosissimo, insomma, che prepara sin da piccoli alle sfide dell’integrazione e dell’inclusione sociale.

Mamme expat: lasciare tutto ti ripaga sempre…

“A tutti quelli che mi chiedono se lasciare tutto e partire per venire qui o semplicemente se lasciare o no la propria terra rispondo di partire senza pensarci due volte. Rispondo che l’incoscienza di questa scelta ti ripaga sempre o con una lezione per la vita o con una nuova casa in cui decidere di passare la vita.
Non so se a distanza di anni rifarei quello che ho fatto o se riuscirei ad essere più cauta e riflessiva nelle scelte da prendere. Quello di cui sono estremamente certa è che partire con una mentalità più aperta mi avrebbe evitato forse momenti di sconforto. Momenti di scontro e di rabbia, quando non venivo accettata o capita. Se fossi partita con minori aspettative ma con più consapevolezza delle difficoltà che ci sono quando non si conosce la lingua e la cultura forse mi sarei messa più in gioco dal primo giorno, non avrei avuto la convinzione di dover solo ricevere ma di dare anche qualcosa, non mi sarei messa nella posizione della “straniera” che non sa, ma in quella della “straniera” che vuole conoscere, capire e condividere. Ancora voglia di partire verso la terra straniera? A voi le considerazioni…

Con affetto una Mamma poco o tanto multitasking”

Mamme expat: partire senza pensarci due volte

Riprendendo le parole di Lucia e pensando al valore inestimabile che può avere un’esperienza all’estero nel proprio percorso di vita, e soprattutto di crescita personale, “partire senza pensarci due volte” è sicuramente un ottimo consiglio per tutti coloro che sono frenati dal timore dell’ignoto; allo stesso tempo, però, siamo d’accordo con lei anche sul fatto che per prendere questa decisione sia fondamentale anche una buona quota di consapevolezza rispetto alle difficoltà e agli ostacoli che si potranno incontrare.
Per questo motivo, assistiamo i nostri clienti anche nel periodo antecedente al trasferimento, erogando percorsi pre-partenza personalizzati, sulla base delle necessità del singolo individuo e della famiglia; per maggiori informazioni e per contattarci, potete visitare il nostro sito.

Alla prossima,

Eleonora e Irene di @windrose.psy

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