MAMMA ADOTTIVA E FELICE: IL BLOG DI CHIARA

Intervista a Chiara Contu Farci, presenter di QVC Italia che ci racconta la sua avventura di mamma adottiva e felice attraverso le pagine di un appassionante, propositivo e solare blog personale: Chronicles of a new life.

Mamma adottiva di cuore e di pelle

Conosco Chiara Contu Farci da tempo. Abbiamo condiviso momenti di formazione, sogni e progetti creativi, in anni in cui la maternità era un pensiero ancora lontano. Oggi Chiara è una nota presenter di QVC Italia (da dieci anni), membro attivo dell’associazione Mamme per la pelle e madre adottiva di un bambino di quattro anni. Da un anno Chiara ha scelto di esternare parti della sua vicenda personale attraverso il blog Chronicles of a new life. Il risultato è un racconto sincero ed empatico, intessuto di momenti difficili, ma sempre colorato da uno sguardo comprensivo, a volte divertito, che rivolge a sé stessa e di riflesso a tutte quelle donne, che, come lei, vorrebbero dare voce e sostanza al desiderio profondo, atavico e spesso dolorosamente irrealizzato di maternità.

Lascio la parola a Chiara…

Il diario di una mamma

Chiara, come nasce il progetto del blog?

L’idea è nata perché ho voluto condividere la mia storia e quel che avevo iniziato a scrivere in una sorta di diario personale. Ho voluto raccontare emozioni, fatti e riflessioni con l’intento di essere di aiuto a qualche futura mamma (adottiva, ma non solo). Il progetto è iniziato un anno fa, quando mio figlio era già a scuola. Ho raccolto tanto materiale nel mio percorso adottivo, anche di tipo teorico. Ho letto molti libri e frequentato corsi di approfondimento al tema, che si sono andati a sommare al bagaglio di vissuto personale.

Con il lavoro che faccio sono piuttosto esposta e ho ricevuto negli ultimi tempi numerose domande tramite i social. Interrogativi su quel che vuol dire adottare, su come si arrivi all’idea dell’adozione ecc. Pian piano ho iniziato a mettere nero su bianco il mio vissuto, invece che rispondere alle persone individualmente. I miei post si rivolgono soprattutto alle donne che stanno vivendo situazioni simili alla mia e si confrontano con la volontà di avere un figlio. Ho scelto di raccontare anche l’esperienza del “prima” e la ricerca di una gravidanza attraverso la fecondazione assistita.

Mamma adottiva: il prima e il dopo

Come è stato raccontare il “prima e il dopo” di te, come mamma adottiva…?

C’è stato un grosso, ingombrante, “prima” … ma il racconto è arrivata dopo, a posteriori. Esaurita la parte emotivamente coinvolgente è stato più semplice raccontare. Nel momento in cui affrontavo la fecondazione assistita solo pochi familiari, qualche collega e amica sapevano cosa stavo vivendo con il mio compagno. Spesso le colleghe mi sono venute in aiuto, con cambi di turno e sostegno in un periodo che richiedeva un impegno forte, sia in termini di tempo che psicologico. Mi sono ritrovata a fare punture in orari assurdi con un lavoro come il mio, che ha di per sé orari particolari…

Quali incontri hai fatto in quegli anni?

Ci sono state tante amicizie nate nel periodo della fecondazione assistita e anche dopo, con donne conosciute nelle sale di attese del San Raffaele. Era più facile condividere la mia storia con persone nuove, appena incontrate che con gli amici più cari. Un altro canale di condivisione è stata una pagina Facebook informativa creata da donne che vivevano lo stesso mio percorso, per scambiarsi informazioni, pareri, aiuti, domande. Uno strumento utile ma a volte ricettacolo di discussioni poco costruttive, se non addirittura deliranti. Con alcune donne incontrate allora sono oggi molto legata. Tante di loro sono diventate mamme biologiche. Le amicizie e la condivisione di esperienze sono state sicuramente la parte bella di quegli anni!

E poi sei diventata mamma (adottiva) felice…

Quali cambiamenti ti hanno motivato nella scrittura del blog?

Dopo che è arrivato mio figlio è cambiato anche il mio modo di vedere i tempi dolorosi vissuti fino a quel momento. Cosa che mi ha portato a raccontare la mia avventura in modo semplice e leggero. Il tono della scrittura è positivo, perché la luce era cambiata e potevo riguardare le vicissitudini in modo auto-ironico. Prima la leggerezza non c’era… a posteriori invece è stata fondamentale per regalare qualche sorriso a chi sta vivendo anni difficili. Perché si parla di anni, appunto… Noi, come coppia, abbiamo iniziato la trafila medica nel 2012, poi hanno fatto seguito anni di trattamenti e attese, per arrivare all’attesa più lunga dell’adozione, di circa tre anni. Conosco coppie che stanno ancora aspettando un figlio e hanno iniziato con noi il percorso.

Quali sono stati i momenti più significativi o di svolta?

Per quanto riguarda la fecondazione assistita, nel mio caso non ci sono stati purtroppo elementi di svolta positivi, anche perché è difficile arrivare a dirsi serenamente: “ok ci rinuncio”. È un’esperienza sofferta quella della rinuncia, anche se poi si è rivelata l’anticamera della successiva e felice adozione di mio figlio. Posso testimoniare tuttavia anche la grande gioia di una nascita con la fecondazione assistita.

Ho diverse amiche che ce l’hanno fatta. Ognuno di noi deve imparare ad accettare la propria storia. Del mio percorso come madre adottiva sono ovviamente felice, anche se il cammino non finisce mai, è una strada che rimane aperta…

Mamma adottiva e consapevole

A posteriori, come vedi il tuo percorso d’adozione?

È un’esperienza da cui si può imparare tantissimo su di sé, sul tuo compagno di vita e sulle persone che fanno parte del mondo dell’adozione. All’inizio, stando ai racconti più diffusi, quasi da romanzo dickensiano – pensi che andrai a scontrarti con un contesto terrificante, incontrando giudici impietosi, psicologi dalla severità ottocentesca, operatori subdoli… In realtà, per quanto mi riguarda, non è stato così.

Un aspetto che ho notato in Italia è che possiamo contare su eccellenti professionisti impegnati nella tutela dell’infanzia. Abbiamo incontrato dei giudici veramente capaci, dediti alla difesa del bambino sopra ogni cosa. Se ti trattano male hanno le loro ragioni: ti mettono alla prova. Se crolli di fronte a un adulto, forse non sei pronto per l’accudimento di un bambino, che richiede una dedizione assoluta. I bambini di sorprese te ne riservano infinite… Anche le pratiche di documentazione e analisi a cui ti sottopongono per darti l’idoneità non sono insostenibili. Forse il fatto di essere una coppia aperta a tutto, con un atteggiamento di disponibilità assoluta ci ha aiutato a vivere il momento come un’occasione di crescita personale. È giusto così, secondo me, perché in questa scelta ci vuole tanta consapevolezza.

Quale è stata la sfida maggiore?

In questa pratica di “messa a nudo” di te stessa, gli psicologi ti fanno proiettare nel futuro, come madre adottiva e anche nel passato, per ciò che concerne il bagaglio che ogni bambino porta con sé. È necessario essere pronti a farsi carico del “fardello emotivo” che possiede tuo figlio e che si porterà con sé sempre, anche qualora sia stato adottato molto piccolo. Prima o poi potrà aprirsi una valigia di ricordi e vissuti, dalla prima infanzia all’età adulta, che bisogna saper affrontare. Si tratterà di un “bagaglio” importante, fatto di fragilità, traumi riposti ed esperienze di diversità con cui confrontarsi. In questo ci sono tratti non corrispondenti con l’esperienza delle mamme naturali, ma fino a un certo punto. In entrambi i casi bisogna essere consapevoli che si deve abbandonare una visione idealizzata della genitorialità, a favore di una crescita quotidiana nello scambio reciproco, fatta anche di terreni scoscesi…

Condivisione è conoscenza

Hai avuto diversi feedback per il blog?

È da un anno che il blog esiste e via via i riscontri positivi stanno arrivando. All’inizio ero più assidua nella scrittura, ma sto comunque lavorando per migliorarlo. Ricevo domande di approfondimento, oppure messaggi di donne che si sentono confortate nel leggermi. Mi scrivono anche persone che non hanno niente a che vedere con questo percorso ma che sono interessate a capire. C’è tanta ignoranza “in senso benevolo” sulla realtà dell’adozione. Sarei felice di allargare l’attenzione sul tema, perché credo siano argomenti interessanti da sviscerare per tutti. Oggi c’è ancora tanta remora. Molte donne hanno figli nati con la fecondazione assistita e non lo raccontano, come se fosse motivo di vergogna. Trovo invece che per loro dovrebbe essere un motivo di orgoglio. È un’esperienza faticosa, dolorosa e non c’è nulla di male nel comunicarla. Ai centri di natalità si rivolgono tantissime coppie oggi, è una cosa diffusissima.

Quali aspetti, secondo te, sono più mal interpretati in questa “non conoscenza diffusa”?

Le persone che vedono mio figlio con un colore di pelle diverso dal mio, per esempio al parco giochi, fanno spesso domande. In quelle occasioni mi rendo conto che le fake news sull’adozione sono molte: per esempio che l’adozione se la può permettere solo chi è ricco, che i figli si scelgono su un catalogo ecc. Sono domande di “non conoscenza”, ma che spesso è sgradevole ricevere perché ti senti messo sotto una lente di ingrandimento…

Bisogna invece non farsi frenare dalla motivazione economica perché l’adozione nazionale è difficile ma possibile. L’adozione internazionale è più costosa per ovvi motivi ed è quindi necessario avere da parte qualcosa. Ci tengo a chiarire alcuni aspetti. In quanto futuro genitore non paghi per avere tuo figlio, ma paghi gli enti che lavorano per te nel percorso complesso dell’adozione. Si tratta di enti riconosciuti dallo stato che agiscono da intermediari tra l’Italia e i paesi d’origine. Sono sparsi in tutto il mondo e non lavorano solo per l’adozione. Devono avere progetti attivi sul territorio dove si trovano i bambini, per esempio strutture di accoglienza e scuole. I soldi servono quindi per pagare la burocrazia, l’accompagnamento legale, i documenti e tutti gli specialisti che lavorano per te e per i bambini. Si tratta di cifre consistenti ma corrispondono alla mole di lavoro che sta dietro ad un’adozione andata a buon fine.

Mamme per la pelle

Chiara, sei impegnata anche con l’associazione “Mamme per la pelle”. Ce ne vuoi parlare?

Certamente! Mamme per la pelle è un’associazione giovane (a novembre ha compiuto un anno) ma già fortemente attiva e radicata sul territorio italiano. Io sono entrata a farne parte dopo. Purtroppo è nata da un gruppo di mamme adottive come me, che si sono trovate a dover difendere i propri figli (ancora bambini) da attacchi violenti di razzismo. Tale deriva razzista è cresciuta in concomitanza con una certa deviazione xenofoba che si è inasprita in Italia e che purtroppo ha costretto più bambini a subire attacchi gravissimi. L’associazione è nata per volontà di alcune mamme adottive ma non riguarda oggi solo loro, ma tutte le famiglie che possono subire atti discriminatori e violenti di tipo razzista. Con il clima sociale diffuso, riceviamo tante denunce da famiglie straniere residenti in Italia, di tutte le razze e provenienze. Ora, per esempio, stanno arrivando tantissime segnalazioni da parte di famiglie cinesi…

Qual è l’obiettivo dell’associazione?

Noi cerchiamo di tutelare le famiglie ed in particolare le mamme, oltre ai bambini in primis. Forniamo informazioni su come difendersi, perché è necessario farlo. È giusto segnalare, far sentire la propria voce e non subire, denunciando i fatti alle autorità. Mamme per la pelle fornisce supporto legale e psicologico per tutti i membri della famiglia, adulti e minori. Adesso stiamo portando avanti dei progetti con le scuole. Attualmente ne abbiamo in corso uno per le scuole medie, mentre stiamo lavorando per arrivare a proporre ai dirigenti dei progetti per i più piccoli.

Vorremmo organizzare delle attività sul campo per educare alla diversità, al rispetto e alla multiculturalità. Al momento ci stiamo trasformando anche in un ente del terzo settore per avere più libertà nel realizzare eventi e progetti di sensibilizzazione e tutela a 360 gradi. Siamo attivi su tutta l’Italia, anche perché due mamme del direttivo sono siciliane. Nelle loro zone, la realtà con cui si confrontano i bambini stranieri o adottivi è ancora più problematica. L’esposizione al problema è costante, anche in rapporto all’emergenza sociale, drammatica degli sbarchi. Nel nostro lavoro dell’associazione abbiamo la fortuna di contare sulla nostra presidentessa e fondatrice, che è una donna tenace e competente, anche nella comunicazione, che è fondamentale.

Il diritto di raccontarsi

Hai qualche consiglio da dare a una futura madre adottiva come te?

Di fare tante domande, di parlarne e fare rete nel percorso di adozione. Il mio consiglio è di affrontare le difficoltà senza paura, sentendosi aperte a mostrarsi in ogni aspetto, anche con le proprie fragilità. A una futura mamma adottiva consiglierei di essere limpida nelle intenzioni e nei sentimenti, di non nascondere nulla agli altri ma soprattutto a sé stessa, anzi… Ad una futura mamma adottiva direi di pretendere l’ascolto e di lasciare venire a galla ogni dubbio e incertezza:  maggiore sarà la consapevolezza, maggiora sarà la forza e la gioia della maternità…

Foto credits: Chiara Contu Farci + Associazione Mamme per la pelle

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ADOZIONE, FECONDAZIONE ASSISTITA, MATERNITA'


Maria Quinz

Sono copywriter freelance e scrivo di ciò che principalmente mi appassiona: cultura, design, trends, life & family style. Ma non solo. Mi piace anche spaziare tra articoli di approfondimento e blogs posts. Tra traduzioni e publiredazionali; ricerche di branding per aziende e reportage. Amo soprattutto le interviste, con il loro contenuto “a sorpresa” fatto di nuovi incontri, grandi scoperte e belle conversazioni.

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